Islanda: “lavorare solo 4 giorni a settimana fa bene a lavoratori e ambiente”

Da qualche tempo sempre più Paesi del mondo stanno valutando l’opzione di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni anziché cinque o più, mantenendo lo stesso stipendio. L’Islanda ha già scommesso su questo regime lavorativo e i risultati di un test, durato quattro anni, dimostrano un incremento della produttività ed una minor probabilità di rischio burnout. Infatti i dipendenti hanno dichiarato di sentirsi meno stressati, vedendo diminuito il rischio burnout e migliorato il bilancio tra tempo trascorso a lavoro e quello dedicato alla vita privata.

Secondo un esperto della Banca d’Inghilterra, la settimana lavorativa ridotta potrebbe soppiantare quella tradizionale entro il 2050. Il dibattito su quest’argomento si è intensificato con la pandemia e l’avvento dello smart-working. Nel maggio 2020, Jacinda Ardern, premier neozelandese, ha dato la possibilità di beneficiare della settimana corta per favorire la ripresa economica a seguito del Covid-19, ed inoltre ha dato loro la possibilità di scegliere come distribuire i giorni di riposo.

Anche in Giappone nell’ estate del 2019 sono stati effettuati dei test da Microsoft, che ha voluto introdurre la settimana lavorativa ridotta, sperimentando sia un netto calo dei consumi, sia un incremento della produttività dei lavoratori pari al 40%. Dati questi risultati, Microsoft ha deciso di voler ripetere l’esperimento anche nel periodo invernale, provando soluzioni di vario tipo per migliorare l’esperienza lavorativa dei suoi dipendenti.

La settimana lavorativa corta giova non solo ai dipendenti, ma anche all’ambiente.

Infatti, uno studio recente condotto dagli attivisti dPlatform London e di 4-Day Week Campaign, ha suggerito che una riduzione dell’orario lavorativo avrebbe potuto diminuire la carbon footprint. La ricerca ha evidenziato come il calo delle emissioni di gas serra sarebbe reso possibile dal minor consumo di energia sul posto di lavoro, dalla riduzione del pendolarismo e dal taglio dell’inquinamento causato dai mezzi di trasporto.

In merito alla 4-Day Week, anche l’Italia offre un esempi virtuosi, come quello della società milanese di head hunting e consulenza strategica Carter & Benson. 

L’idea nasce nel luglio 2019, ma verrà successivamente concretizzata, dopo le questioni burocratiche, all’inizio di gennaio 2020, riducendo l’orario lavorativo di 4 ore. Ad un anno da questa prima fase è stata presa la decisione di portare la settimana lavorativa a 4 giorni, a parità di stipendio e benefit. William Griffini, Ceo di Carter & Benson, chiarisce la volontà di lasciare libero il lavoratore di gestire le 8 ore di riposo nella maniera che ritiene più adeguata, per migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro, mettendo al centro le persone, in quanto esseri preposti non tanto a vivere per lavorare quanto piuttosto a lavorare per vivere, permettendogli di conciliare il lavoro con gli impegni familiari e migliorare la loro qualità di vita.

Oltre i classici benefit aziendali, che da sempre vengono offerti, sono stati eliminati anche i classici cartellini, e dal 2005 si porta avanti lo smart-working e il remote working. 

Lavorare più del dovuto, conclude Griffini, non corrisponde necessariamente ad una migliore qualità del lavoro, piuttosto ben venga la soddisfazione del lavoratore che lo renda più motivato e produttivo.

Questo cambio di prospettiva potrebbe aiutarci a cambiare il modo in cui viene creato valore nella società, ritagliando uno spazio per se stessi, il riposo e le relazioni. E di conseguenza, la soddisfazione che ne deriverà, potrebbe contribuire a migliorare la produttività in ambito lavorativo.

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