“Mi chiamava bambina mia”: la magistrata Silvia Curione fa arrestare il procuratore di Taranto

Silvia Curione, una giovane magistrata che con tutto il suo coraggio e la sua forza ha svelato un sistema “sporco” fatto di corruzione, patriarcato tossico, narcisismo perverso e intimidazione.

Silvia ha 39 anni ed è una donna magistrata che da sola, con il potere dell’essere donna, ha sconfitto il patriarcato pugliese.

La prima e unica a denunciare il procuratore di Taranto Carlo Maria Crapisto che insieme ad altri colleghi le aveva fatto pressioni di ogni tipo, anche sessuali. Comportamenti che ricreavano un continuo clima di paura, tensione e allarme per la giovane Silvia e non solo.

Tantissimi commenti, avance, proposte sessuali, svalutazioni viscide quelle che il procuratore rivolgeva  alla magistrata.
Ricordati che sei solo una bambina”. “Ricordati che sei mia.” “Bambina mia” la chiamava.  Soggetti attivati nelle loro perversioni sessuali, personalità tossiche e psicopatologiche.
Lei è stata una pm coraggiosa, ha firmato molte indagini su mafie, crimini organizzati ma che al contempo veniva trattata come una piccola bambina da manipolare e gestire. Il procuratore e i colleghi non hanno però fatto bene i conti e sono stati denunciati.

Per molti giorni, mesi, anni Silvia è rimasta silenziosa per non destare sospetti ma questo le ha consentito di vincere una battaglia contro un patriarcato spregevole. Ha infatti annotato tutto, parole, avance, gesti, messaggi, commenti. Nulla è sfuggito.

Sarebbe opportuno che l’Italia intera dia un premio di coraggio a questa donna tutt’altro che “bambina” manipolabile.

 

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