Gli effetti negativi della paura da Coronavirus

 

Tanti gli episodi che mostrano la gravità dell’iperattivazione emotiva legata alle news che riguardano l’arrivo del Coronavirus nel mondo e in Italia. Quello che notiamo è estrema paura per il contagio ed eventualmente la morte e rabbia estrema per quelli che sono stati etichettati come i “portatori” di questa “catastrofe”. Noi consapevoli che di catastrofe non si tratta.

Una donna e una coppia cinese aggrediti a Torino, un filippino a Cagliari, tensioni molto gravi su treni contro viaggiatori cinesi. Il passaggio umano di rabbia, paura, odio e discriminazione senza riflessioni.

Paura e rabbia possono essere emozioni molto perturbanti se durature nel tempo. Segnalano entrambe una minaccia, un pericolo imminente. Paura e rabbia, possono entrambe portare alla fuga, al freezing o all’attacco qualora attivino la parte tronco encefalica del nostro cervello. Quando parliamo di parte tronco encefalica del nostro cervello ci riferiamo a quello che viene definito “cervello rettiliano“. Stiamo parlando di quella parte di cervello che prevede tipici comportamenti animaleschi

Reagire al coronavirus con paura e rabbia significa in un certo qual modo vedere dall’altro lato una sorta di “predatore pericoloso“, un’intenzione negativa. L’intenzione però non viene sempre attribuita al virus ma viene rivolta a persone fisiche, in questo caso i cinesi. Proprio perché il virus sembra provenire da quelle parti.

L’emozione della paura si attiva in funzione della protezione dai vari pericoli che percepiamo. Quello che è attivato in questi giorni per molti di noi è il sistema di allarme, continuamente. Questa iperattivazione continua del nostro sistema di allarme può diventare nel tempo tossico. E’ importante dunque non creare ulteriori allarmismi e portare un clima di tranquillità e fiducia verso i professionisti e le istituzioni.


 

 

 

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