I ricordi traumatici sono inscritti nella memoria cellulare

Spesso ci capita di avere sensazioni, emozioni perturbanti al punto che sembra di aver vissuto una scena drammatica, traumatica, proprio nell’istante in cui proviamo tutto questo. Peccato però che intorno a noi non c’è nulla di allarmante! Ma ci attiviamo ugualmente, con reazioni fisiologiche e corporee di allerta.

Tutto questo dipende dalle modalità con cui il cervello ha codificato una certa esperienza ed da come il corpo ha risposto alla situazione di allarme e pericolo.

Dimenticare esperienze potenzialmente traumatiche, allarmanti è praticamente impossibile. Ricordi di violenze, abusi, catastrofi, guerre, separazioni, etc. etc., rimangono inscritte nella nostra memoria corporea, nelle nostre cellule. Questo perché dipende proprio dal mondo con cui il nostro corpo risponde alle minacce.

Le situazioni di pericolo attivano in maniera preminente il nostro sistema d’allarme ed il nostro sistema nervoso simpatico, con conseguenti reazioni corporee automatiche. Accelerazione del battito cardiaco, tensione muscolare, eccesso di sudorazione, perdita di lucidità. Tutte queste reazioni ci portano ad un’iperattivazione tronco-encefalica che ci fa diventare come dei “rettili”. Ovvero ci prepariamo a quelle reazioni tipiche degli animali: attacco, fuga, o freezing. Capita infatti spesso in queste situazioni di mettersi in salvo attaccando, fuggendo o immobilizzandoci.

Queste reazioni del sistema umano di difesa vengono controllate da antica parte di cervello che viene chiamata “cervello rettiliano“. Cervello ereditato dai nostri antenati. Nello specifico tutto questo viene mosso dall’amigdala che codifica le informazioni sensoriali connesse al pericolo e invia segnali ad altre parti del cervello, come l’ipotalamo. Questo a sua volta è coinvolgo con tutto quello che riguarda la gestione dello stress.

 

 

 

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