Siamo la generazione della “Sindrome da Burnout”: troppo lavoro e pochi affetti

Siamo in un era in cui tutto scorre velocemente. La tecnologia, le relazioni, i momenti a tavola, il lavoro, la spesa, tutto corre a velocità significativa. Questa condizione di iperarousal corporeo risveglia in noi delle costanti emozioni di ansia, preoccupazione e delle volte anche rabbia. Insieme alle nostre emozioni ed uscirne frastornato è anche il nostro corpo.

C’è una Sindrome specifica, propria di moltissimi lavoratori, che prende il nome di Burnout. Quando si parla di questa Sindrome ci riferiamo ad un vero e proprio esaurimento emotivo che colpisce persone che lavorano nelle professioni di aiuto (medici, oss, maestre, infermieri, psicologi, poliziotti…) ma è anche tipico di chi investe tutte le energie in impegni di lavoro (ne sono più a rischio le donne). Questa Sindrome porta ad una serie di sintomatologie molto visibili come l’estrema irritabilità, stanchezza cronica, ridotta produttività, passività emotiva, perdita di significato rispetto la propria esperienza, tendenza a considerare gli altri come oggetti privi di emozioni.

Questa Sindrome si lega alla presenza di uno stress cronico e persistente correlato ad esaurimento fisico ed emotivo.

Le statistiche, in netto aumento, riportano una significativa presenza di persone che soffrono di questa Sindrome. Questo può significare che la sempre più precarietà lavorativa sta ponendo le basi per un’aridità emotiva, relazionale ed affettiva. Sono sempre meno le persone che si dedicano ai propri hobby, alle proprie attività divertenti con i familiari, agli amici. 

Sarebbe importante affiancare all’attività lavorativa anche delle attività piacevoli per rigenerare corpo e cervello. Qualsiasi difficoltà lavorativa o relazionale non dovrebbe mai farci dimenticare di dedicare del tempo a quello che ci piace e che ci fa stare bene.

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