Ragazza suicida a Napoli perché era indietro con gli esami: La società premia più la competizione che la cooperazione

“L’Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro. Studiare significa seguire la propria intima vocazione. Il percorso di studi pone lo studente davanti a se stesso. Cerchiamo di spiegarlo bene ai nostri ragazzi”. Questo è quello che afferma un professore.

Giada De Filippo si è suicidata dopo aver comunicato ai genitori che stava per laurearsi. Il professore ha scritto una lettera toccante che prende spunto da questa tragica vicenda

Il Professore è Guido Saraceni, si occupa di Filosofia del Diritto e Informatica Giuridica presso l’Università di Teramo.

A tal proposito la Dottoressa Signorile Stefania, Psicologa a Torino, afferma: “Siamo in un momento storico complicato dove vi è maggiore premiazione per chiunque metta in atto comportamenti competitivi piuttosto che cooperativi. Questo porta all’isolamento. Insegniamo a chiunque c’è intorno l’importanza  del saper “stare insieme”, saper cooperare per il raggiungimento degli obiettivi. Questo farà si che ci si possa sentire meno soli e più auto-efficaci”.

La ragazza si è lanciata dal tetto dell’Università di Napoli. Aveva già invitato tutti, amici, parenti per la sua discussione finale. La verità è che questa ragazza era indietro con gli esami e il suo nome non era presenta tra gli ammessi alla discussione finale. Una bugia dettata dalla paura, dalla vergogna. Vi era una netta difficoltà ad elaborare queste emozioni e questa ragazza è stata lasciata sola con i suoi pesi emotivi.

Laurearsi in tempi record significa oggi uniformarsi a canoni imposti dalla società. L’etichetta di base è che se non completi gli studi per tempo allora sei una fannullona o non sei abbastanza intelligente. Questo è chiaramente non vero. L’intelligenza non si misura nei tempi di raggiungimento dell’obiettivo.

 

Ecco la lettera del Professore: 

 

“Per quanto mi riguarda, la giornata delle lauree è un giorno di lavoro non meno faticoso e stressante di altri. I candidati devono essere attentamente ascoltati, interrogati e valutati. I voti devono essere discussi, spesso anche lungamente, con una commissione di colleghi che non sempre hanno le stesse idee, la stessa sensibilità culturale o lo stesso identico orientamento in tema di voti”.

“Eppure, la giornata delle lauree per me è anche una giornata gioiosa. Guardando il volto dei genitori, degli amici, dei parenti accorsi per sostenere e supportare il proprio candidato, partecipo volentieri della loro felicità, ne percepisco l’orgoglio e l’emozione”.

“Mentre il candidato parla, sono tesi come corde di violino, attenti ad ogni singola parola, con gli occhi lucidi e lo sguardo fiero. Dopo, si lasciano andare ai festeggiamenti, con tanto di cori e coriandoli. La giornata delle lauree celebra la maturazione, la fatica e l’impegno dei nostri studenti”.

 

“Ha il sapore della speranza nel futuro. A queste cose ho pensato ieri, quando letto che una ragazza di Napoli, il giorno delle lauree, è salita sul tetto dell’Ateneo e si è lanciata nel vuoto: aveva detto a parenti ed amici che quel giorno si sarebbe laureata, ma non aveva completato il ciclo di studi”.

“L’Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro. Studiare significa seguire la propria intima vocazione. Il percorso di studi pone lo studente davanti a se stesso. Cerchiamo di spiegarlo bene ai nostri ragazzi”.

“Liberiamoli una volta per tutte dall’ossessione della prestazione perfetta, della competizione infinita, della vittoria ad ogni costo. Lasciamoli liberi di essere se stessi e di sbagliare. Questo è il più bel dono che possono ricevere. Il gesto d’amore che può letteralmente salvarne la vita”.

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