Bandi pilotati: “Mi dissero: sa che questi posti spettano già a chi lavora qua?”

A testimoniare è una psicologa che ha deciso di presentarsi ai pm.

” No il nome no. Ho un nuovo lavoro e non vorrei che succedesse qualcosa, ma mi creda che l’amaro in bocca è ancora presente da quella esperienza. Eppure, vivendo del mondo del precariato siamo tutti coscienti che funziona così in tanti luoghi italiani. A me reste la mortificazione perché ho pensato che con il lavoro e la serietà si potesse misurare un orizzonte, un’opportunità di impiego. Ho capito invece che non è così”.

Le diamo il nome di Patrizia, esiste davvero e non vuole rischiare di perdere il lavoro per le sue testimonianze. Si è spontaneamente presenta ai pm anticipando la convocazione che i carabinieri stavano per notificare. Ha parlato a verbale per due ore nette.

Ha raccontato una storia che ha a che fare con i bandi pilotati all’Asl di Torino.

Questo è l’inizio dell’intervista.

«Decido di partecipare a un bando per turno vacante da 12 mesi al servizio di psicologia Clinicia e Medicina del Lavoro della Città della salute».

In che anno siamo?

«E’ il 2016. I risultati escono a fine luglio».

Come si conclude il bando?

«Vinco. Era iscritta in graduatoria e potevo partecipare, Avevo a mio avviso le caratteristiche richieste e infatti mi sono aggiudicata la gara».

Di cosa avrebbe dovuto occuparsi per quei 12 mesi?

«Avrei dovuto offrire sostegno psicologico ai dipendenti di Cto, Molinette, Regina Margherita, e san Giovanni vecchio. Ho seguito in un anno 50 professionisti. Il bacino potenziale era di 13 mila persone. Ogni mese, per avere traccia del lavoro che svolgevo, compilavo un report dettagliato».

Facciamo un passo indietro. Cosa è accaduto prima di firmare il contratto.

«Mi ha telefonato il professor Torta e mi ha convocata nel suo ufficio. Pensai a un colloquio preliminare per conoscerci. In fondo di lì a poco sarei entrata nell’equipe di lavoro».

E’ andata cosi? Solo una chiacchierata sul futuro?

«Non esattamente. Il professore è andato subito al punto. Mi ha detto: lei lo sa che questi bandi vengono aperti per chi già lavora con noi?».

Cioè le avrebbe fatto capire di ritirarsi?

«Di più. Mi ha detto: se lei rinuncia le faccio avere una borsa di studio di un anno».

Cosa ha risposto?

«Che non avevo la minima intenzione di rifiutare. Avevo vinto: quel posto era mio. Peraltro quell’incarico faceva curriculum, la borsa di studio invece nessun valore, nessun punteggio».

Com’è andata a finire?

«Ho lavorato per un anno. La prassi vuole che il contratto venga rinnovato per altri 12 mesi e poi si bandisca un posto definitivo a tempo indeterminato. ma solo se il responsabile ne motiva la necessità».

Il suo responsabile ha ribadito la necessità della sua presenza?

«Assolutamente no. Dopo un anno ho finito. nessun rinnovo. Sono stata ferma un po’. Poi ho trovato un altro lavoro per un’amministrazione pubblica nel Nord Italia

Intervista presa da qui

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