Popper 25 anni fa diceva: “la televisione ci dice chi odiare”

Ironicamente, tanti italiani, hanno sostenuto l’idea che Mike Bongiorno avesse il merito dell’unità di Italia e non di Garibaldi  Cavour. Questo tono ironico attuato per via della trasmissione condotta da Mike: “Lascia o Raddoppia?“.

Fu un programma che diffuse la lingua italiana in tutto il paese, facendo in modo che molti analfabeti riuscissero ad acquisire alcune nozioni dell’idioma. Questo perché negli anni ’50 ci si esprimeva solo con il dialetto.

Con l’arrivo delle tv privata vi è un netto cambio. Dovendoci essere un auto- sostentamento con la sola raccolta pubblicitaria, questi hanno iniziato a tener conto soprattutto degli indici di ascolto, non sempre legati alla qualità di trasmissione. Stessa cosa è accaduta per la Rai.

Si è trattato di un vero e proprio impoverimento intellettuale, con un effetto negativo sull’intera società. Già il filosofo Karl Popper, collaboratore dello psicanalista A.Adler, affermava tutto questo.

Si erano occupati, infatti, di bambini con problematiche legate all’apprendimento. Da questa esperienza lui iniziò ad interessarsi alle problematiche educative con la proposta di creare “una patente per fare televisione“. Troviamo tutto scritto all’interno del suo saggio “Cattiva maestra televisione” del 1994. Popper aveva come obiettivo quello di difendere la libertà dei singoli e delle loro menti.

Popper affermava che la tv agiva in maniera inconscia sul pubblico bloccando i loro libero arbitrio. Venivano dunque imposti, attraverso le trasmissioni, dei modelli di riferimento a cui gli individui aderivano in modo passivo. Attraverso alcuni programmi poco educativi il sistema televisivo è in grado di diffondere odio, violenza nella società,  fino alla perdita di un’autentica e libera identità personale .

Il meccanismo si aggrava nel caso dei giovani che, essendo più influenzabili, rischiano di confondere la finzione con la realtà, cedendo a una visione irreale della vita.

Di qui la proposta del filosofo di rilasciare un’autorizzazione specifica, alla fine di una formazione, per responsabilizzare i produttori televisivi, e renderli consapevoli del loro ruolo di educatori. La qualità dei loro prodotti però viene spesso sacrificata per un pò di audience.

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