In Italia il Chirurgo del primo trapianto al volto è un precario: cosa accade alla nostra psiche?

Benedetto Longo, il chirurgo del primo trapianto al volto in Italia è un precario con un guadagno di 2.000 euro lordi al mese. Afferma: “Ora spero in un contratto vero”.

Il chirurgo ha 41 anni ed è di Crotone, è stato lui a guidare l’operazione medica al Sant’Andrea di Roma.

“Vado avanti con incarichi da un anno ma è la passione che conta: il trapianto al volto è uno degli interventi più difficili della medicina“.

Per Benedetto Longo nessun contratto a tempo indeterminato, a dargli forza è la sua grande passione di aiutare i pazienti a ricostruire parti del loro corpo e della loro vita. Nonostante il notevole curriculum vitae del medico, avendo lavorato con tanti altri chirurgi e con il professor Fabio Santelli, non è stato ancora possibile acquisire la tranquillità lavorativa.

 

Cosa accade alla nostra psiche con tutta questa precarietà?

Quando si tratta di costruire la nostra identità è molto importante avere “una base sicura”, che in primo momento della nostra vita corrisponde alla presenza di una figura significativa capace di rendere il bambino sicuro ed in grado di esplorare il mondo in maniera autonoma. La stessa cosa accade da adulti quando ci si ritrova in una condizione di precarietà lavorativa. Tutto questo non consente di acquisire un senso di sicurezza che permette di effettuare un’adeguata esplorazione. Una persona, come il medico sopra citato, con una condizione lavorativa precaria dopo tanti anni di studio e pratica, difficilmente riuscirà a progettare la propria vita, sia in termini economici che in termini familiari e relazionali.

Quando si è “incarcerati” in questa situazione è impossibile soddisfare i propri bisogni primari come l’autonomia, l’esplorazione, la progettualità, la famiglia, la relazionalità, la sana espressione emotiva. L’uomo spesso si ritrova costretto a rimpiazzare questi bisogni con altri più immediati, futili e meno impegnativi. Tutto questo porta le persona a costruire un’identità senza confini, sfumata e poco definita.

 

 

 

 

 

 

 

 

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